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Villaggio Leumann e lo Smemorato di Collegno

collage foto del villaggio leumann
"Un luogo che ha saputo coniugare "lavoro, dignità e rispetto per l'individualità"


Il Villaggio Leumann a Collegno (To), esempio significativo di complesso operaio in stile Liberty.

 

alcuni post sul tema dell'archelogia industriale

Questo post è la continuazione ideale del post *Archeologia Industriale 1 nel quale abbiamo raccontato le ristrutturazioni del Sermig, ex fabbrica di polvere da sparo, delle OGR, ex officine grandi riparazioni di locomotive, del Lingotto, ex fabbrica di automobili Fiat, del Parco Dora, ex sito industriale, di Chelsea, ex fabbrica dei biscotti Oreo e dell'High Line, ex linea ferroviaria sopraelevata. 

Questi luoghi hanno subito un radicale e positivo cambio d'uso ottenendo una nuova rinascita economica ed artistica.


collage foto di archeologia industriale

Collegno:  il villaggio operaio Leumann e la storia dello Smemorato 

Oggi ci soffermiamo sul recupero di un villaggio operaio in stile Liberty, unico al mondo, sito nel comune di Collegno, in provincia di Torino. 

Collegno? ma non è il comune dello Smemorato? 

Sì, vi racconteremo anche la sua storia. 

E non possiamo ignorare che fu internato nel più grande ospedale psichiatrico d'Italia che fu ricavato all'interno di una magnifica Certosa del 1600. 

Ma questa è una storia... da pazzi. Completiamo il post con una vicenda infame, il caso di Giorgio Coda, che non avremmo mai voluto raccontare. 

Ma proseguiamo con ordine... 


Il villaggio Leumann

Il Villaggio Leumann è un esempio significativo di complesso operaio in stile Liberty, situato a Collegno, nei pressi di Torino, e rappresenta un importante capitolo della storia industriale e sociale italiana. Costruito tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, il villaggio è strettamente legato alla figura di Napoleone Leumann, un imprenditore illuminato di origine svizzera.

Napoleone Leumann
Napoleone Leumann, 

Origini e sviluppo

Napoleone Leumann arrivò in Italia nel 1875, attratto dalle opportunità industriali offerte dal Piemonte. A Collegno fondò un moderno stabilimento tessile specializzato nella lavorazione del cotone, che divenne rapidamente uno dei più avanzati dell'epoca.
Per migliorare le condizioni di vita dei suoi lavoratori, Leumann decise di costruire un villaggio operaio ispirato ai modelli paternalistici* diffusi nell'Europa industriale. Il villaggio fu progettato dall'architetto Pietro Fenoglio, celebre per il suo stile Liberty. I lavori iniziarono nel 1875 e proseguirono fino ai primi anni del Novecento.
*Nascono nel Regno Unito, patria della rivoluzione industriale, e sono attuati da imprenditori privati. In Italia si distinguono Napoleone Leumann, Adriano Olivetti ed Enrico Mattei con le città sociali.


Struttura del Villaggio

Il Villaggio Leumann si estende su circa 60.000 metri quadrati e comprende:
 

Case operaie 

edifici a due piani destinati alle famiglie dei lavoratori, ognuno con giardino privato per garantire una migliore qualità della vita, bagno, acqua calda e fredda. L'imprenditore o sua moglie 'controllavano' che le abitazioni fossero pulite e ordinate.


case operaie

case operaie
 

Servizi comunitari

scuola con libri gratuiti per i bambini e scuola serale per gli adulti che volevano studiare, chiesa in stile Liberty (unica in Italia), biblioteca, un teatro, uno spaccio aziendale, un ufficio postale e una stazione ferroviaria per recarsi a Torino.


interno del villaggio, oggi centro commerciale
interno del villaggio, oggi centro commerciale

Stabilimento tessile 

era il cuore produttivo del villaggio, dotato di macchinari all'avanguardia per l'epoca.
Tutte le costruzioni sono in stile Liberty, con decorazioni sobrie ma eleganti che riflettono l'attenzione di Leumann non solo alla funzionalità, ma anche all'estetica.


parte dello stabilimento, oggi ristrutturato e sede commerciale
parte dello stabilimento, oggi ristrutturato e sede commerciale

 
La vita ha due doni preziosi: la bellezza e la verità. La prima l’ho trovata nel cuore di chi ama e la seconda nella mano di chi lavora.
(Khalil Gibran)

Vita nel villaggio

Il villaggio non era solo un luogo di lavoro, ma una vera e propria comunità. Gli operai e gli impiegati con le loro famiglie godevano di una cassa pensioni e iniziative culturali -cinema e teatro- che miravano a migliorare il loro benessere sociale ed economico. Le donne avevano un congedo per maternità, un nido aziendale e scuole materne, agevolazioni eccezionali in quel periodo storico. Questo approccio paternalistico rifletteva l'idea di Leumann che un lavoratore ben trattato fosse più produttivo e leale verso l'azienda. 

Leumann, dopo aver subito un grave lutto con la morte della figlia per tubercolosi, fece costruire un ospedale per i bambini affetti da malattie respiratorie, oggi utilizzato come scuola primaria.


 

crisi del settore tessile - patrimonio storico e culturale

Con la crisi dell'industria tessile italiana nel secondo dopoguerra, lo stabilimento iniziò a perdere competitività e chiuse definitivamente nel 1972 diventando di proprietà del comune di Collegno che assegnò le case nell'ambito dell'edilizia popolare. 

Oggi è considerato un patrimonio storico e culturale ed è protetto dalla Soprintendenza Archeologica Belle arti e paesaggio del Piemonte. 
Grazie all'impegno del Comune di Collegno e di associazioni locali, il villaggio è stato parzialmente restaurato e preservato. Alcuni edifici sono abitati, mentre altri sono utilizzati per attività culturali e sociali.

alcune foto


villaggio leumann foto 1

villaggio leumann foto 2

villaggio leumann foto 3
ex ospedale in stile Liberty adibito a scuola

villaggio leumann foto 4
decori sulla facciata

villaggio leumann foto 5
lo splendido terrazzo/solarium contornato di marmo bianco,
 è inclinato per catturare al massimo i raggi del sole 


libto aperto - approfondimento 

STORIA DEDLLO SMEMORATO DI COLLEGNO

Parlando di Collegno e del villaggio Leumann, non si può non  soffermarsi  anche su questa vicenda  misteriosa e affascinante della cronaca italiana del XX secolo e della certosa di Collegno - ex ospedale psichiatrico 

 Il mistero dell’uomo senza memoria

Nel 1926, a Collegno, cittadina in provincia di Torino, si apre il sipario su uno dei casi più enigmatici e affascinanti della cronaca italiana: quello dello Smemorato di Collegno. Una vicenda che mescola amnesia, identità contese, processi mediatici e passioni travolgenti, lasciando dietro di sé una scia di misteri mai del tutto risolti.


L’uomo senza nome

Smemorato 1926
Smemorato 1926

 ritrovamento di ignoto n. 4

Il 10 marzo 1926, un uomo viene trovato in stato confusionale nei pressi della Colonia Fornelli di Collegno, un ospedale psichiatrico alle porte di Torino. Non ricorda chi sia, da dove venga, né come sia arrivato lì. 
Non possiede documenti, è vestito elegantemente, si esprime in un italiano corretto e non fornisce alcuna informazione utile. Viene internato come "ignoto n.4".
 

 la stampa e il presunto riconoscimento 

La stampa si appassiona subito al caso. Il volto dell’uomo viene pubblicato sui giornali, nel tentativo di rintracciare parenti o conoscenti. E qui comincia l’incredibile svolta.

Una donna di Padova, Giulia Canella, dichiara di riconoscere nell’uomo suo marito, Giulio Canella, un professore universitario scomparso durante la Prima guerra mondiale sul fronte balcanico e ufficialmente dato per disperso. 

Lo smemorato, dopo qualche iniziale incertezza, comincia ad assumere l’identità del marito perduto.

 
Canella 1906
Canella 1906

Ma la vicenda si complica

Un’altra famiglia lo riconosce invece come Mario Bruneri, un tipografo torinese con precedenti penali per truffa e falsificazione. 

Ricercato dalla polizia, la quale possiede le impronte digitali del Bruneri, sembra corrispondano a quelle dello smemorato. A loro volta, la moglie di Bruneri e altri conoscenti forniscono dettagli precisi che sembrano dimostrare che l’uomo sia proprio lui.


Bruneri, 1915
Bruneri, 1915
 

 Giorgio canella o Mario bruneri? 

Ne nasce un processo clamoroso. Il tribunale è chiamato a decidere: Giulio Canella o Mario Bruneri?
Il caso infiamma l’opinione pubblica italiana, spaccando il Paese in due fazioni: i “cannelliani”, sostenitori dell’identità del professore scomparso, e i “bruneriani”, convinti che si tratti del tipografo truffatore. 

In mezzo, lo stesso smemorato sembra fluttuare tra le due identità, mostrando ricordi intermittenti e confusi.
Nel 1931, dopo anni di perizie, testimonianze e una pressione mediatica senza precedenti, la Cassazione conferma: l’uomo è Mario Bruneri.


Un epilogo ambiguo


Giulia Canella e lo Smemorato
Giulia Canella e lo Smemorato

Nonostante la sentenza, Giulia Canella non rinuncia alla sua convinzione e continua a vivere con lo smemorato, considerandolo suo marito. 

La famiglia si trasferisce in Brasile insieme ai tre 3 figli nati da questa relazione e ai due nati prima della scomparsa  del Canella. 

L’uomo morirà nel 1941, dopo aver pubblicato numerosi testi, ma senza mai chiarire del tutto la propria identità.


Il mito dello smemorato

Il caso dello Smemorato di Collegno ha ispirato libri, film (come quello di Totò, Lo smemorato di Collegno, film del 1962), opere teatrali e numerosi studi psico-giuridici. Ancora oggi, rappresenta uno dei più discussi casi di identità ambigua nella storia giudiziaria italiana.

 test del DNA

È stato davvero un impostore astuto? O un uomo smarrito tra i fantasmi della guerra e della memoria? Nel 2014 è stato eseguito un test del DNA tra i discendenti di un figlio del Canella nato prima della scomparsa e uno dei figli nato dopo il ritrovamento della smemorato e i due DNA non coincidono... Questo risultato confermerebbe che lo smemorato fosse il Bruneri

il 7 giugno 2026 nella Certosa Reale di Collegno Carlo Lucarelli ha raccontato la storia dello Smemorato. 

 

La Certosa reale di Collegno


la certosa di collegno

A Collegno si trova un edificio grandioso, si tratta della Certosa Reale di Collegno. 


da monastero certosino a ospedale psichiatrico

Fondata nel 1645, la Certosa era originariamente un monastero certosino situato alle porte di Torino. Con la soppressione degli ordini religiosi da parte di Napoleone, nel 1851 l’edificio fu trasformato in un manicomio, diventando uno dei più grandi ospedali psichiatrici d’Italia. 

Fu attivo fino alla Legge Basaglia del 1978, che ne sancì il graduale smantellamento. Oggi è un importante sito di memoria storica e culturale.


collage foto certosa di collegno
oggi, i locali dell'ex ospedale psichiatrico

una delle panchine per gli ospiti dell'ospedale
una delle panchine per gli ospiti dell'ospedale


entrata dell'ex ospedale
entrata dell'ex ospedale


edifici all'interno della Certosa
edifici all'interno della Certosa


libto aperto - approfondimento 

Bibliografia

1. Libri

"Lo smemorato di Collegno" – Studio critico e documentato sul più interessante caso d'identità giudiziaria" (1932) di M. G. Canella

Scritto da Giulia Canella, moglie del presunto Giulio Canella, racconta la sua versione dei fatti.

"Lo smemorato di Collegno" (1981) di Sergio Saviane

Un libro-inchiesta che analizza il caso in dettaglio e le sue implicazioni giudiziarie.

"L'uomo che non ricordava nulla" (2013) di Massimo Polidoro

Scritto da un esperto di misteri e gialli, ricostruisce la vicenda con un approccio investigativo.


2. Film e Serie TV

"Lo smemorato di Collegno" (1962) di Sergio Corbucci, con Totò

Una versione comica ispirata alla vicenda reale.

"Lo smemorato di Collegno" (2009) – Miniserie TV RAI con Johannes Brandrup e Gabriella Pession

Una ricostruzione più fedele dei fatti con un taglio drammatico.


La storia che non vorremmo raccontare:

Giorgio Coda "L'elettricista"

Un altro personaggio è legato all'ospedale psichiatrico ed è citato nella cronaca nera: lo specialista torinese Giorgio Coda, Vicedirettore del manicomio di Collegno,  noto per i controversi metodi terapeutici usati negli ospedali psichiatrici, tra cui Collegno, negli anni ’60 e ’70. 

Utilizzava elettroshock e punizioni fisiche su adulti e minori. Applicava elettrodi ai genitali o sulla testa di malati mentali, ma anche ad alcolisti, omosessuali o tossicodipendenti a scopo di cura e senza anestesia. 

Le sue pratiche furono denunciate pubblicamente nel 1970 da Giovanni Fioriti e da alcune inchieste giornalistiche e giudiziarie. 

Si scoprirono anche casi di suicidio tra i pazienti di Coda e morti sospette durante gli elettroshock.

Fu radiato dall’albo dei medici nel 1974 e condannato a 5 anni di prigione ma, per un cavillo legale, non scontò nessuna pena. 

Il 2 dicembre 1977, quattro uomini facenti parte di un'organizzazione armata di estrema sinistra, Prima Linea, entrarono nell'appartamento dove Coda effettuava visite private e, dopo averlo legato ad un termosifone e sottoposto a un breve "processo", gli sparano alle spalle e alle gambe. Gli attaccarono al collo un cartello con scritto: «Le vittime del proletariato non perdonano i loro torturatori».

La sua figura è spesso citata come esempio dei mali della psichiatria istituzionale prima della riforma Basaglia.

 
Curiosità: Il processo a Coda è citato nel film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana.
Qualcuno volò sul nido del cuculo è un film drammatico del 1975 che tratta temi legati al disagio mentale, ai 'manicomi' e ai trattamenti disumani dei pazienti.
La poetessa Alda Merini ha scritto versi memorabili mentre era ricoverata nell'ospedale psichiatrico.

Il manicomio è una grande cassa di risonanza
E il delirio diventa eco,
l’anonimità misura,
il manicomio è il monte Sinai,
maledetto, su cui tu ricevi
le tavole di una legge
agli uomini sconosciuta” 
La terra santa, Alda Merini

Gli artisti affetti da un disturbo psichico sono stati numerosi: LigabueVincent Van Gogh, Edgan Allan Poe, Edvard Munch, Francisco Goya, Dino Campana... e molti altri* v. post
Un'artista che ha vissuto in famiglia il disturbo mentale è Carol Rama

 

Qualche notizia fotografica su Collegno

Nonostante la costruzione selvaggia di questi ultimi anni, Collegno racchiude nel centro storico angoli incantevoli che meritano una visita.

 
Castello Provana
 Castello Provana
 
il primo nucleo del castello risale al 1171, edificato da Umberto III il Beato di Savoia. E' un edificio privato visitabile nelle giornate del FAI

Il barocco nelle chiese di Collegno


Chiesa della SS. Annunziata
 

La chiesa, che si trova all'interno della Certosa, fu iniziata nel 1648 e completata nel 1737 ad opera dell'architetto Juvarra. Oggi la proprietà è dell'ASL 3, in comodato d'uso con il comune di Collegno


San Lorenzo Martire
San Lorenzo Martire
chiesa barocca seicentesca


l'organo -  Collino  1882
l'organo -  Collino del 1882

ex ruota degli esposti in via Boito a Collegno
ex ruota degli esposti in via Boito a Collegno 
(si abbandonavano i bambini indesiderati)

Curiosità: a Collegno esiste un piccolo aeroporto, che i cittadini chiamano campo volo, con tre piste per piccoli aerei a motore, alianti e volo a vela


Il campo volo di Collegno
Il campo volo di Collegno

 

4 commenti:

  1. mi piace il riuso industrale, bel post

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    1. Anche a noi, l'unione di architettura del passato e quella contemporanea, spesso modernissima, ci emoziona. Un abbraccio

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